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    mercoledì 18 ottobre 2017

    Roma Caput mundi della diplomazia, ma non lo sa ... Il GIORNALE DIPLOMATICO vuole dare voce ad ambasciate e relazioni internazionali


    Roma Caput mundi? Non è un paradosso, soprattutto se si considera che i primi a non rendersene conto sono i suoi amministratori e gran parte dei suoi abitanti. A dispetto del crescente degrado, Roma a buona ragione può giustamente assurgere al titolo di “Capitale del Mondo”. Tra reperti archeologici e palazzi d’epoca nel suo territorio, infatti, c’è una concentrazione di rappresentanze diplomatiche che non si riscontra altrove. Negli USA, ad esempio, le ambasciate sono a Washington DC, mentre a New York ci sono solo sedi consolari e rappresentanze presso l'ONU. In riva al Tevere, invece, sono attive ben 139 missioni permanenti accreditate presso la Repubblica Italiana, 78 presso la Santa Sede, ma ubicate in Italia, e 134 presso la FAO. In totale si arriva a 351 ambasciate sul suolo italiano. Ma non basta. E ad esse si aggiungono quelle presso l’IFAD e il Sovrano Ordine Militare di Malta, nonché 73 presso la Repubblica di San Marino. I dati sono contenuti in una analisi del Festival della Diplomazia, evento oramai diventato un punto di riferimento per il settore.

    Secondo lo studio, in queste sedi lavorano circa 2.275 diplomatici, compresi i dipendenti delle cancellerie, di uffici commerciali, uffici culturali e militari. Ma i numeri sono ben maggiori se si considera il personale, anche italiano, che lavora in esse e per i servizi vari a ridosso delle ambasciate e delle rispettive residenze. E non parliamo di quelli che a vario titolo e per diverse incombenze ufficiali in realtà operano per l’intelligence di molti Paesi. Quelli numericamente più rappresentativi in termini di personale diplomatico, informa ancora la ricerca del Festival della Diplomazia, sono Arabia Saudita, Algeria, Canada e Cina.

    La ‘geografia’ diplomatica nella Capitale italiana vede 43 rappresentanze di Paesi europei, 38 dell’Africa, 23 americane, 33 asiatiche e 2 dell’Oceania. Solo per la Santa Sede ci sono dislocate a Roma 78 missioni permanenti. Alla FAO gli Stati accreditati sono 134, con 648 diplomatici, ma di essi non tutti poi risiedono in riva al Tevere.

    Ma questo non basta. Roma, infatti, ospita pure 26 delle principali organizzazioni internazionali attive nelle politiche di cooperazione e sviluppo di Paesi emergenti. Di esse 10 appartengono al novero delle organizzazioni afferenti all’ONU, 4 alle istituzioni UE e 12 intergovernative. Insomma, Roma è il terzo polo delle Nazioni Unite. Su un campione del 79% del totale, all’interno di queste organizzazioni lavorano 5.842 persone, di cui il 65% di nazionalità straniere. Ma per FAO, PAM e IFAD si arriva al 93% di personale straniero.

    E non ancora finito. Roma si pone al 18.mo posto nel mondo per network e connettività grazie alla presenza di 25 organizzazioni non governative rilevanti al mondo, come WWF, Amnesty International, Save the Children, UN Food Program. Solo nella capitale italiana si attestano 337 sedi di Organizzazioni Non Governative, di cui 122 operanti nel settore religioso, 111 per la cooperazione e la solidarietà internazionale, 37 nella cultura e ricerca, 24 tra le organizzazioni internazionali, 11 nell’agroalimentare, 3 per la promozione e la difesa degli animali e ambiente, 2 nelle telecomunicazioni e 15 in altri settori.

    Perché è nato il “Giornale Diplomatico”? Nei miei frequenti soggiorni a Washington DC, città bella, sicura, pulita, ariosa, con servizi molto efficienti, tra l’altro ho apprezzato una capitale molto attenta alla qualità della vita dei residenti e della folta comunità internazionale che qui rappresenta tutti gli Stati del pianeta. Insomma, una vera capitale del mondo.

    E a rafforzare l'attenzione per la diplomazia che vive in riva al Potomac c'è un diffuso periodico di grande interesse, il mensile "The Washington Diplomat", formato tabloid a colori. Per favorirne la diffusione esso è disponibile gratuitamente in contenitori stradali celesti, posti nei punti nevralgici della città. È il punto di riferimento per la comunità diplomatica ma anche per le diverse istituzioni federali e accademiche, con un ventaglio qualificato non solo di informazioni ma anche di opinioni. E poi associa frequenti eventi che offrono l’occasione di network per la comunità delle feluche. Un bel esempio di organo di informazione.

    Torniamo alle buche, al disordine, all'inefficienza, al caos di Roma, cercando però di continuare a pensare positivamente. Mi sono reso conto che in riva al Tevere ci sono due se non tre volte le ambasciate presenti nelle altre grandi capitali, da Washington DC a Londra, Parigi o Pechino. Una presenza attiva, autorevole e considerevole che merita grande attenzione, anche in termini informativi. Se si escludono le ambasciate di pochi grandi Paesi e le loro feste nazionali, sempre raccontate con i toni della mondanità, gran parte delle sedi diplomatiche in Italia non riescono a far arrivare, ai lettori e ad una cerchia più ampia oltre agli addetti ai lavori, notizie sulla loro presenza e attività. Insomma, queste rappresentanze soffrono di una sorta di solitudine, seppur dorata. Perdendo così occasioni utili ad alimentare gli scambi di conoscenza e di informazioni, di fare network.

    In quest'ottica anni fa, proprio sull’esempio di “The Washington Diplomat”, è nata l'idea di dare a questo ampio mondo diplomatico e alle tante istituzioni nazionali e internazionali, anche accademiche, una sede di scambio di informazioni e di opinioni con l'obiettivo di allargare gradualmente l'area di conoscenza. Un progetto ambizioso e impegnativo su cui c'è stata un'ampia e autorevole convergenza.

    Ma come al solito, tra il dire e il fare c'è di mezzo la realtà. Per questo solo ora il progetto si è trasformato in una testata regolarmente registrata in Tribunale, che viaggia attraverso il web. Le statistiche dei visitatori di www.giornalediplomatico.it in questi primi mesi hanno già registrato livelli inaspettati e inattesi, con una componente internazionale molto variegata.

    Un incoraggiamento ad andare avanti nella costruzione, giorno dopo giorno, di un sito interessante, utile, funzionale. Gradualmente sta crescendo l’accreditamento presso le varie rappresentanze e le istituzioni. Si stanno progettando settori informativi nuovi. Anche le opinioni si arricchiranno, in termini settoriali e geografici, di contributi in grado di apportare ulteriori elementi e riflessioni opportuni.

    Non è un impegno facile perché i soggetti interessanti sono molti e diversificati. Ma questa è una sfida che merita di essere affrontata per porre in una luce nuova e diversa il fervore che anima il mondo diplomatico capitolino e per l’utilità diffusa che deriva dall’ampliamento della base informativa. Perché la conoscenza è fondamentale per uno sviluppo intelligente, armonico e pacifico.

    Dario de Marchi
    Direttore responsabile
    “Giornale Diplomatico”

    Giornalista professionista dal 1977, dopo 25 anni come inviato speciale e giornalista parlamentare per una primaria agenzia di stampa nazionale, tra l'altro è stato portavoce e capo ufficio stampa di dieci ministri. Si interessa di homeland security e insegna comunicazione di crisi, oltre che di comunicazione istituzionale e privata. Fa parte dell'Accademia del Cerimoniale.

    *La foto allegata è stata scattata nella famosa sala stampa della casa Bianca a Washington DC
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