Le imprese e l’imminente Big Bang geopolitico

SHARE

Si sono conclusi i lavori di Trend Topics: Geopolitica e strategie d’impresa, nella settecentesca Villa Valmarana Morosini, sede di CUOA Business School.  Una giornata davvero importante per la community di CUOA, in cui si è discusso di Brexit, dei dazi di Trump, delle politiche dei Paesi sudamericani, della Russia, dell’Est Europa, ma anche della nuova Via della Seta, senza tralasciare le economie del Corno d’Africa e le problematiche dell’Africa Subsahariana, e di come queste tematiche internazionali incidono nel presente e nel futuro del sistema imprenditoriale italiano.

Hanno partecipato i vertici di CUOA, Federico Visentin, Presidente di CUOA Business School e Alberto Felice De Toni, Direttore scientifico di CUOA Business School, introducendo i lavori della mattina, che hanno riguardato La variabile indipendente: Geopolitica e futuro delle imprese italiane a cura di Maurizio Molinari, Direttore de La Stampa, e di Stefano Stefanini, diplomatico ed editorialista de La Stampa,  coordinati da Paolo Gubitta, Direttore scientifico CEFab CUOA Business School e docente di Imprenditorialità Università di Padova.

“L’impresa che prende decisioni strategiche ignorando le dinamiche geopolitiche è come chi fa i conti senza l’oste: rischia di andare a sbattere e di farsi male - spiega Paolo Gubitta - È questa la vera variabile indipendente che può cambiare i destini delle imprese. Siamo alla vigilia di un autentico Big Bang geopolitico. Il rischio di rimanere orfani di Bruxelles (l’Europa è a un passo dall’implosione) e di Washington (gli Stati Uniti non sono più gli alleati di una volta) è concreto e impone a imprenditori e manager lo sforzo di ripensare strategie e business model. È l’ennesimo shock esterno di cui ancora poche persone sono consapevoli. Oggi, abbiamo lanciato un monito chiaro e forte a tutta la comunità economica, per imparare a fare i conti con l’oste prima che sia troppo tardi”.

Nella seconda parte della giornata si sono tenute quattro sessioni parallele di lavoro, a partire dalle nuove possibilità delle imprese italiane nella zona del Corno d’Africa, e in particolare in Etiopia, grazie allo speech di Nicola Spadafora, Console Onorario dell’Etiopia a Milano, Avvocato, Partner Tonucci & Partners, Carlo Scarpa, Avvocato, Partner Tonucci & Partners e Alessandro Vasta, Avvocato, Partner Tonucci & Partners.

Secondo Nicola Spadafora ci sono ben dieci ragioni che spiegano perché investire in Etiopia, come la stabilità sociale, la rapida crescita economica, il clima, la fertilità del suolo, l’abbondanza di manodopera, la posizione strategica, il basso tasso di criminalità, trattandosi, l’Etiopia, del Paese africano che nell’ultimo anno è cresciuto più dell’8%, percentuale al di sopra della media globale.

Sempre nel pomeriggio, Maurizio Belli, esperto di Financial Risk Management, Partner Financial Innovations ha approfondito il tema dei Dazi, flussi commerciali e rischio Paese: tecniche di misurazione, spiegando come la velocità e le imprevedibili direzioni della geopolitica cambiano la mappa dei rischi e quali sono gli strumenti per affrontare tale complessità.

E ancora con Paolo Costa, Economista, già Ministro dei Lavori Pubblici (Governo Prodi I), Rettore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e Presidente dell'Autorità portuale di Venezia sono state messe al centro del dibattito le Infrastrutture e strategie distributive e commerciali delle imprese.

“Le esportazioni italiane extra UE che nel 2003 valevano poco più del 50% di quelle intra UE oggi valgono più dell’80% delle stesse e sono ragionevolmente destinate a superarle tra qualche anno. La conseguenza in termini di trasporti, logistica e loro infrastrutture è che diventa urgente adeguare organizzazioni, strutture e infrastrutture del nostro Paese al fatto che i mercati rilevanti per l’Italia non si raggiungeranno più solo superando le Alpi, ma anche attraversando i mari in partenza dai nostri porti. […] La sfida, che sta al nostro Paese raccogliere, è oggi quella di fare in modo che il Mediterraneo non si riduca ad essere solo una mare di transito e che i porti italiani si attrezzino per gestire i traffici globali tra Europa, l’oltre Suez e l’oltre Gibilterra”, ha affermato Paolo Costa.

Andrea Del Moretto, Responsabile Financing and Advisory Commercial Banking Italy, UniCredit, Milano, ha invece affrontato il tema dell’impatto dell’incertezza dei mercati sulla gestione finanziaria d’impresa con uno speech dal titolo Finanza per la crescita in un mondo incerto.
SHARE