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Visit Brussels: 2018 in crescita, nel 2019 occhi puntati sul trade

Visit Brussels: 2018 in crescita, nel 2019 occhi puntati sul trade


Bruxelles spinge l’acceleratore sul trade e annuncia una serie di appuntamenti dedicati alle agenzie di viaggi e ai tour operator per incentivare la conoscenza della destinazione e delle sue molteplici anime. Obiettivo: stimolare ulteriormente i flussi turistici verso la città, promuovendo la realizzazione di itinerari innovativi, che possono rappresentare anche nuove opportunità di vendita in agenzia.

“Per presentare le novità della spring/summer 2019 – dichiara Ursula Jone Gandini, responsabile Italia Visit Brussels – parteciperemo a diversi eventi trade sul territorio nazionale, a cominciare dal Workshop degli Aeroporti di Puglia il prossimo 14 marzo a Bari e dal workshop VAW dell’Aeroporto Marco Polo di Venezia il 27 e il 28 marzo. In giugno, inoltre, organizzeremo il Brussels Experience Day, un fam-trip di 3 giorni dedicato a tour operator e agenti di viaggio, che avranno l’opportunità di vivere in prima persona l’esperienza della visita della città, a “tu per tu” con i protagonisti dell’offerta turistica locale”.

In programma anche un ciclo di training day in tutta Italia e il consueto appuntamento con il party di inizio estate, aperto alla stampa e agli addetti ai lavori.

“Il 2018 è stato un anno da incorniciare per Bruxelles – continua Gandini – a livello globale abbiamo registrato 8,5 milioni di pernottamenti, in crescita dell’8,7% rispetto al 2017, e un tasso medio di occupazione degli hotel del 74,6%, tra i più alti in Europa. Per quanto concerne il mercato italiano, abbiamo chiuso il 2018 in crescita del 10% sia sul fronte degli arrivi che dei pernottamenti. Tra gli aspetti più significativi rientra l’ottima performance del mese di agosto, con un incremento degli arrivi del 53% rispetto al 2017, a dimostrazione del fatto che il segmento leisure ha un ottimo potenziale, in parte ancora inespresso”.
Intervista a Francesco Di Maria, Executive VP Sales & Marketing del Colorificio Giuseppe Di Maria SpA

Intervista a Francesco Di Maria, Executive VP Sales & Marketing del Colorificio Giuseppe Di Maria SpA


Francesco Di Maria, italiano di Sicilia, nato a Palermo il 26 Maggio 1973. Il più giovane della terza gene-razione della Famiglia, si dedica a studi scientifici per proseguire le orme del pa-dre Emilio Di Maria quale Direttore Tecnico della Società. Tre grandi passioni influenzano da sempre la sua vita, la Formula 1 e la sua adorata Ferrari, sfegatato di calcio e della maglia della squadra del Palermo di cui la GDM è Jersey Sponsor, e la vocazione per l’Azienda di famiglia.

“Essere parte della GDM è un onore ed io quale socio, mi sento un privilegiato” così esprime la passione intatta sulle potenzialità dell’Azienda che un decennio fa hanno spostato la sua carriera tecnica verso quella commerciale, rivestendo oggi il ruolo di Exsecutive VP Sales & Marketing estero.

Dal febbraio di quest’anno, il Colorificio GDM ha lanciato la sua campagna di espansione commerciale negli Stati Uniti, dove ha recentemente partecipato al PDCA Expo di Savannah la più importante fiera americana del settore di cui GDM è stato main sponsor.

Partiamo dal PDCA Expo, com’è andata la fiera?

Esporre come sponsor principale accanto a colossi del settore che “giocavano in casa” ammetto sia stata una scelta azzardata, ma l’audacia ci ha premiato perché è stato un vero successo!

Per la distribuzione negli Stati Uniti avete appositamente studiato e sviluppato due prodotti rivolti specificamente al mercato a stelle e strisce, può descriverceli brevemente?

Bisaten Thermal Paint è una pittura che offre miglioramento dell’isolamento termico negli ambienti in cui è applicata. Nei mesi invernali riducendo la conduttività termica, limita la dispersione del calore, come del refrigerio nei mesi estivi, facendo si che la temperatura delle pareti interne si modifichi più lentamente, con conseguente risparmio energetico.
In più, trattiene il vapore acqueo senza generare condensa e previene la formazione di muffa. E gli effetti decorativi Elio Collection, una collezione “one step and done” che esalta la bellezza degli ambienti con effetti ondeggianti arabescati, nuvole iridescenti che rifraggono la luce e giochi di luci e ombre per superfici dagli effetti spettacolari.

Per il vostro laboratorio di ricerca e sviluppo selezionate talenti dalle Università siciliane, faticate a trovarli?

A dire il vero selezioniamo talenti in tutto lo stivale, ma da nord a sud è molto difficile trovare risorse competenti e all’altezza del ruolo. Il nostro paese ha investito poco nella specializzazione tecnica del settore, con l’aggravante che oggi in Italia, sempre più spesso vengono fatti tagli proprio nella R&S senza comprendere che pur mirando alla riduzione dei costi si tagliano rami imprescindibili della vita delle aziende.

E’ vero che avete dei collaboratori che lavorano con voi da una o due generazioni?

In realtà molti dei nostri collaboratori sono giunti alla quarta generazione e rappresentano oggi più che mai, saldi punti di riferimento e guida per il futuro.

Siete sponsor del Palermo Calcio, qual è il vostro rapporto con il territorio?

Il territorio prima di tutto! La GDM è una società attenta al sociale ed impegnata nella promozione cultirale a 360 gradi, dall’arte allo sport, sostenendo i talenti e senza trascurare anche realtà storiche come la US Città di Palermo.

La Giuseppe di Maria SpA, si avvia tra pochissimi anni, a compiere un secolo di attività, ci riassumerebbe in sintesi i milestones raggiunti nel corso di quattro generazioni della famiglia Di Maria.

Bisaten è una pietra miliare della nostra azienda ma mi pregio definirla tale anche nella storia delle pitture antimuffa in Italia, come colui che l’ha ideata Emilio Di Maria, mio Padre e AD della Società. Esiste un’altra pietra miliare, rarissima da raggiungere e foriera del nostro futuro, l’essere giunti alla quarta generazione di un team solido che lavora con competenza e vocazione.
Il traguardo più recente è GDM-Di Maria Inc. costituita nel 2018 in USA e fulcro dell’intero progetto di espansione negli States.

Quali i progetti per l’immediato futuro?

E’ gia in corso… esportare l’innovazione e la qualità dei nostri prodotti in quei mercati dove possono concretamente rappresentare “il nuovo” che risponde alle esigenze e preferenze dei un mercato globale in continua evoluzione. Le società che restano sono quelle capaci di adeguarsi al cambiamento. La GDM è l’esempio.


Il Mezzogiorno nel Mediterraneo, con e per l'Europa

Il Mezzogiorno nel Mediterraneo, con e per l'Europa


L’assessore calabrese alla internazionalizzazione, ai programmi speciali UE, alle politiche euromediterreanee ed alla cooperazione tra i popoli Fabrizio Capua ha partecipato al recente convegno organizzato dal Banco di Napoli avente come tema “Il Mezzogiorno nel Mediterraneo, con e per l'Europa".

L’iniziativa si è tenuta nella sala “Giuditta Levato” del Consiglio regionale della Calabria. L’assessore Capua dopo aver portato i saluti del Presidente Giuseppe Scopelliti, nella sua articolata relazione, ha evidenziato l’importanza, per la Calabria, del dialogo e della promozione di forme di collaborazione con i paesi del Mediterraneo utilizzando efficacemente la disponibilità dei programmi nazionali e comunitari per dare sostenibilità alle azioni finalizzate ad attrarre finanziamenti ed investimenti nel proprio territorio. “La Calabria– ha sottolineato – può diventare il nodo strategico di relazioni internazionali verso i paesi che si affacciano nel Mediterraneo e la fondata speranza che la nostra regione possa essere tra quelle del Sud più capace di attrarre investimenti.

Sono in corso specifici interventi sul Por 2007 – 2013: con “Calabria Internazionale” miglioreremo le capacità di internazionalizzazione delle imprese, garantendo quelle con vocazione all’export anche attraverso la creazione di consorzi. “InvestinCalabria” è invece finalizzato a favorire la localizzazione in Calabria di capitali, investimenti e competenze provenienti dall’estero. La nostra regione – ha aggiunto l’assessore - ha un ruolo fondamentale e la sua posizione geografica ci conferisce funzioni di collegamento e raccordo tra l’Europa ed il Mediterraneo.

Con il Presidente Scopelliti riteniamo che tutto ciò potrà essere avviato per affrontare in termini nuovi e diversi la questione meridionale italiana, per farla diventare al più presto al centro del dibattito e delle azioni del Governo centrale e della Commissione Europea.”
yourCFO Consulting Group diventa YOURgroup e pensa a una fondazione per promuovere i temi dell’innovazione manageriale, della meritocrazia e dell’inclusione

yourCFO Consulting Group diventa YOURgroup e pensa a una fondazione per promuovere i temi dell’innovazione manageriale, della meritocrazia e dell’inclusione


Abbiamo intervistato Andrea Pietrini, chairman e fondatore di YOURgroup (www.yourgroup.it), la prima società italiana focalizzata sui temi del fractional executive e dell’advisory operativo, che è diventata in pochi anni un caso di successo nel panorama italiano con un modello innovativo finalizzato al supporto operativo delle medie aziende.

Dottor Pietrini, yourCFO nei giorni scorsi è diventata YOURgroup. Che cosa ci può dire di questa decisione?

Abbiamo lavorato tanto per arrivare a questo punto. Ormai da tempo il mondo del CFO Service, dal quale io provengo e che comunque rappresenta ancora una parte importante della nostra attività, è stato affiancato con successo da altri quattro verticali yourHR, yourDIGITAL, yourCEO e yourNEXT, che esprimono professionalità importantissime e risultati significativi in aree complementari a quelle della finanza operativa, quali l’HR management, la digital transformation, le aree sales, marketing e operation, la comunicazione istituzionale e i corporate affairs. Dovevamo pertanto dotarci di un brand più in linea con questa offerta allargata. La struttura manterrà comunque la sua forte connotazione specialistica dato che le cinque divisioni del Gruppo avranno una decisa autonomia operativa e di indirizzo strategico.

Il Group ha portato in Italia il concetto di Fractional Executive che cosa si intende con precisione?

Il ruolo può essere definito in questo modo: un manager esperto che dedica una frazione del suo tempo professionale a una o più società per un certo numero di scopi: uno dei principali è quello di supportare in maniera operativa e “on site” l’imprenditore e i manager interni per il conseguimento degli obiettivi aziendali, siano essi di crescita o di riorganizzazione. Negli Stati Uniti e nei paesi del Nord Europa questo scenario è già familiare da alcuni anni, in Italia invece è una evoluzione del mercato completamente nuova, ma in linea con un tessuto produttivo fatto di medie aziende familiari, spesso non adeguatamente managerializzate per affrontare situazioni di discontinuità e complessità come quelle che stiamo vivendo.

YOURgroup può essere considerato uno dei casi di maggior successo degli ultimi anni nel mondo della consulenza strategica e manageriale. Aspettava questo successo e secondo lei quali ne sono le ragioni?

Sicuramente non mi aspettavo tanto riscontro. All'inizio pensavo semplicemente di allargare la mia iniziativa a due o tre colleghi per poter creare un piccolo gruppo con cui confrontarmi e condividere opportunità, ma come sempre le cose possono prendere pieghe inaspettate soprattutto in una società connessa come quella attuale, dove la rete ti permette cose straordinarie ad una velocità prima impensabile.
Fatta questa premessa, le ragioni possono essere molte. Io le individuate nell'estrema necessità che in questo momento esiste in Italia di competenze operative di qualità per la media azienda, nel fatto che abbiamo fatto sin dall'inizio una scelta di qualità e di estremo rigore selettivo nel coinvolgere il partner del gruppo infine in un modello innovativo che stimola la collaborazione e la fiducia tra i partner, ma forse ero solo al posto giusto nel momento giusto.

Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?

Al momento contiamo circa 150 professionisti e abbiamo l'ambizioso obiettivo di arrivare a 500 nei prossimi tre anni.
Vogliamo portare il modello all'estero, oltre alla Svizzera e alla Francia dove siamo già presenti e confermarci il “place to be” per i migliori professionisti che abbiano scelto l'attività di Fractional Executive in Europa.
Abbiamo in mente di promuovere, a breve, una fondazione che supporti le idee di meritocrazia, managerialità, inclusione e innovazione organizzativa per aumentare la consapevolezza di questi temi nel nostro Paese, che ne ha, a detta di tutti un grande bisogno. Stiamo già coinvolgendo importanti esponenti del mondo manageriale, accademico e imprenditoriale, che si sono dimostrati entusiasti dell’iniziativa. Su questo ne riparleremo presto.
Le ragioni della Sicilia e le proposte delle regioni del Nord

Le ragioni della Sicilia e le proposte delle regioni del Nord


di Gaetano Armao 
Vicepresidente della Regione siciliana-Membro del Comitato delle Regioni UE
Docente di contabilità pubblica nell’Università di Palermo

Il regionalismo differenziato previsto dall’art. 116, terzo comma, Cost, sul quale premono la Lega e le Regioni del Nord, non danneggerà la Sicilia se contestualmente troveranno riconoscimento, così come ha richiesto il Governo regionale, le previsioni dello Statuto e la contemporanea attivazione degli strumenti di perequazione fiscale ed infrastrutturale previsti dalla stessa Costituzione e dai Trattati UE, nonché dalla disciplina sul federalismo fiscale. La Sicilia lo sostiene da mesi al tavolo della Conferenza delle Regioni.

È di qualche giorno fa l’intervento di S. Cassese sul Corriere della Sera che stigmatizza non solo la portata effettiva delle iniziative di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna: l’obiettivo di trattenere risorse nelle regioni più ricche, ma anche di come tali iniziative possano determinare la riapertura della “ferita storica del Paese, la mancata unificazione economica a centocinquanta anni di distanza dalla unificazione politica”. Si tratta, in via di principio, di valutazioni del tutto condivisibili poiché orientate a contestare una domanda di autonomia che rischia di perdere di vista le ragioni profonde dell’autogoverno, ma sopratutto quelle imprescindibili, anche negli ordinamenti federali, di coesione e perequazione, sopratutto in un Paese da troppo tempo e sempre più diviso sul piano economico e sociale .

Anzi, in presenza di meccanismi che aggravano il divario come la tendenziale paralisi delle misure perequazione infrastrutturale e fiscale, la fissazione della soglia di investimenti al Sud del 34% sul complesso di quelli approntati e che viene calcolata sulla mera percentuale della popolazione meridionale (l. n. 18/2017), a prescindere dall’esigenza di recuperare il divario (e quindi sostanzialmente cristallizzandolo) o vicende come il prelievo forzoso concentrato sulle sole province siciliane (277 mil. € annui), che le sta conducendo al default con gravissimi effetti sui cittadini, svolgono una funzione di sostanziale destrutturazione della solidarietà nazionale.

Lo scenario che descrivono i principali centri di ricerca da Svimez e Fondazione Curella-Diste, a Confindustria, dalla Confcommercio a Confartigianato, solo per riferirsi ai più recenti, evidenziano l’aggravamento, sopratutto qualitativo, del divario tra il Nord ed il Sud del Paese. Una cesura che trascende ormai la quantificazione economico-sociale e che sta consolidando gli aspetti ormai strutturali di un Paese diviso (emigrazione intellettuale,marginalizzazione dell’istruzione e della formazione, isolamento culturale, desertificazione imprenditoriale, invecchiamento, spopolamento, in particolare delle aree interne, accentuazione del dissesto idrogeologico, rarefazione e dequalificazione dei trasporti etc.). È questo avviene nonostante i modestissimi segnali di crescita che il Sud pur registra, ma che rinviano almeno al 2027 la possibilità di completare il pieno recupero di quanto perduto durante la crisi 2007-12.

La Banca d’Italia nell’ultimo Rapporto sull'economia delle regioni italiane nel 2017 evidenzia che il PIL nel Sud, lo scorso anno, era inferiore di circa il 9% rispetto al periodo pre-crisi; la contrazione era oltre due volte quella del Centro Nord. In termini pro capite, la differenza tra gli andamenti delle due aree è più contenuta (rispettivamente, circa -10% e -8%), ma per effetto delle migrazioni interne e internazionali che hanno portato a una maggiore espansione della popolazione nelle regioni del Centro Nord. I flussi migratori dal Mezzogiorno coinvolgono in misura crescente individui laureati, impoverendo così la dotazione di capitale umano e le prospettive future di sviluppo dell'area.
La Svimez nel Rapporto 2018 ha evidenziato che nel contesto di un preoccupante ampliamento della forbice dei divari Nord-Sud si rileva “il vero e proprio crollo degli investimenti pubblici”. Ciò in quanto nell’ormai dinamica della spesa in conto capitale, il 2016 ha già fatto toccare il punto più basso della serie storica per l'Italia e per il Mezzogiorno, nel 2017 la spesa in conto capitale declina ancora.

Si tratta del sostanziale dimezzamento dei livelli pre crisi per l'intero Paese, “ma per il Mezzogiorno, si tratta di più che un dimezzamento: se si considera un periodo più lungo, si passa da una quota di spesa in conto capitale nell'area che ancora nel 2002 valeva l'1,6% del PIL nazionale, a una spesa che vale appena lo 0,7%. Il modesto incremento del 2015 non ha interrotto un trend negativo che sembra inarrestabile”. Ma il dato più rilevante - precisa il rapporto SVIMEZ - “è la spesa ordinaria in conto capitale che rappresenta un buco nero per lo sviluppo del Mezzogiorno, confermandosi su livelli del tutto insufficienti, sostanzialmente dimezzati rispetto a quelli pre crisi, e ben lontani da quei principi di "riequilibrio territoriale" sanciti nel 2017 attraverso la previsione della c.d. “clausola del 34%”.
Questo dimostra che il limite minimo del 34% é disatteso. Si tratta di un obiettivo comunque significativo rispetto alle soglie conseguite in questi anni, che tuttavia, non determina in termini sufficienti i presupposti la perequazione infrastrutturale, ma difende solo il diritto alla sopravvivenza del Sud.

In particolare, mentre l’FSC é praticamente fermo, il modello “Patti per il Sud” mostra gravi criticità.
La Relazione annuale del Sistema dei Conti pubblici Territoriali 2018 , sul punto ha effettuato una simulazione per verificare gli effetti in termini di spesa pubblica che si genererebbero col raggiungimento dell'obiettivo, prescindendo dalle limitazioni imposte dalle norme attuative, e simulando a ritroso quale sarebbe stato l'impatto della norma nell'ipotesi che tutte le Amministrazioni Centrali si fossero conformate - nel periodo 2000-2015 - alla normativa, portando la propria spesa ordinaria complessiva ad un livello pari a quello della popolazione.

La simulazione evidenzia che per il Sud la quota di risorse ordinarie reali delle Amministrazioni Centrali è “stata pari mediamente al 28,9 per cento, con una riduzione a circa il 28,4 per cento nell'ultimo triennio considerato, al di sotto della rispettiva quota di popolazione - pari mediamente al 34,4 per cento. Al contrario, nel Centro-Nord la quota delle spese ordinarie risulta pari al 71,6 per cento, quindi di 6 punti percentuali superiore alla popolazione dell'area, che nel medesimo periodo risulta pari al 65,6 per cento”.

Il Report Sud della Fondazione Curella di Palermo ha sottolineato, in termini prospettici quanto flebili siano i margini di crescita per il Mezzogiorno e la Sicilia. Alcuni dati: la debolezza della crescita va ricondotta alla coincidente frenata dei consumi delle famiglie e degli investimenti fissi aziendali, in assenza di aumenti della spesa in conto capitale del settore pubblico destinata all'ammodernamento delle infrastrutture e cosi il PIL del Sud dovrebbe crescere dello 0,7% (il tasso più basso del periodo 2015/2019).

Come dimostrano i dati dei Conti pubblici territoriali presentati dall’Assessorato all’economia nel dicembre scorso, due assunti fondamentali, utilizzati da alcuni per sostenere il regionalismo differenziato e contrastare la spesa per la coesione, risultano meno incisivi sul piano argomentativo di quanto lascino intendere le tesi che sembrano prevalere nelle istanze autonomistiche delle Regioni del nord.

Il primo sul concetto di “residuo fiscale”, nella definizione di J. Buchanan, quale differenza tra il contributo che ciascun individuo fornisce al finanziamento dell’azione pubblica e i benefici che ne riceve sotto forma di servizi pubblici.

Sulla questione la Corte costituzionale ha precisato che “fermo restando che l’assoluto equilibrio tra prelievo fiscale ed impiego di quest’ultimo sul territorio di provenienza non è principio espresso dalla disposizione costituzionale invocata, il criterio del residuo fiscale ...non è parametro normativo riconducibile all’art. 119 Cost., bensì un concetto utilizzato nel tentativo, storicamente ricorrente tra gli studiosi della finanza pubblica, di individuare l’ottimale ripartizione territoriale delle risorse ottenute attraverso l’imposizione fiscale” (Corte cost. n. 69 del 2016). Da ciò il Giudice delle leggi fa discendere che avuto riguardo alla struttura dell’ordinamento, della riscossione delle entrate tributarie ed a quella profondamente articolata dei soggetti pubblici e degli interventi dagli stessi realizzati sul territorio, “risulta estremamente controversa la possibilità di elaborare criteri convenzionali per specificare su base territoriale la relazione quantitativa tra prelievo fiscale e suo reimpiego”.
Ed infatti il c.d. “residuo fiscale”, anche a considerarlo determinante ai fini dell’assetto delle competenze, si é ridotto drasticamente per la Sicilia passando da -2,419€ dal periodo 2000-2002 ai -1,941€ al periodo 2014-2016 e la tendenza é all’ulteriore ribasso, sicché oggi, anche mantenendo la progressione negativa degli ultimi anni deve ritenersi ulteriormente ridotto di almeno un terzo (quindi saremmo a poco più di 1.800 euro pro capite).

Peraltro, tale dato, non tiene conto della perdurante inapplicazione di quanto previsto dall’art. 37 dello Statuto siciliano, in base al quale i rami d’azienda di imprese con sede fuori dalla Regione (in gran parte tra Milano, Roma) devono versare il gettito fiscale IRES maturato in Sicilia. Circostanza che modificherebbe significativamente i dati incrementando il residuo fiscale della Sicilia e diminuendo quello di altre Regioni (in particolare Lombardia, Veneto, Lazio etc.).

In senso analogo va poi sottolineato che alla Sicilia é dovuta la retrocessione, almeno parziale - pur in assenza di una previsione statutaria di attribuzione del gettito - di anche limitata parte delle accise maturate dalla raffinazione di prodotti petroliferi che generano gettito per lo Stato e per le Regioni ove vengono immessi sul mercato, mentre nulla lasciano alla Sicilia ove si raffina circa il 40% della produzione nazionale (oltre 8 Md€ di gettito per lo Stato), ed alla quale restano solo i nefasti effetti ambientali. Al netto di queste ulteriori componenti appare evidente che l’entità del residuo in questione sarebbe certamente inferiore.

Va infine ricordato con riguardo ai c.d. Residui fiscali che - come dimostrato - nel saldo tra entrate e spese pubbliche si omette di includere la componente di spesa che si é accresciuta negli ultimi venti anni: l’onere per gli interessi da corrispondere ai titolari del debito pubblico (famiglie e imprese; banche, intermediari, assicurazioni, residenti esteri). Tale posta contabile rappresenta spesa per lo Stato ed entrata per i titolari, ne discende che il saldo da considerare, non possa esser quello del semplice residuo fiscale ma il residuo fiscale "aumentato" per gli interessi (residuo fiscale-finanziario) .
Il secondo assunto (attraverso il presunto residuo fiscale si alimenterebbe la spesa improduttiva del Sud) é poi smentito dall’andamento della spesa per investimenti cha ha subito (ma questi dati li confermano sia la Banca d’Italia che l’ultimo rapporto della Commissione bicamerale sul federalismo fiscale), un drastico ridimensionamento in contrasto con i principi di coesione sanciti a livello costituzionale (art. 119, terzo e quanto comma, Cost.) e dal Trattato UE (art. 174-175). A questo segue il netto peggioramento della gran parte degli indici sulla dotazione infrastrutturale della Sicilia rispetto allo scorso decennio.

Appare evidente che in questo senso le misure di perequazione infrastrutturale sono state e risultano ancora oggi insufficienti e non hanno consentito di recuperare un divario inaccettabile, in palese violazione alle previsioni europee e costituzionale italiane del principio di coesione.
E tale divario in Sicilia é peraltro aggravato dalla condizione di insularità che non solo consente,, ma impone allo Stato l’adozione di misure di riequilibrio strutturale e fiscale (continuità territoriale, fiscalità di sviluppo, etc.).

Mentre avuto riguardo al settore pubblico allargato si evince una drastica riduzione della spesa in conto capitale proprio per la Sicilia, mentre quella del resto del Paese si attesta su livelli omogenei è di gran lunga superiori (oltre il 20%).

Peraltro, dimostrano un andamento crescente in favore del Centro-Nord sia la spesa pensionistica (su cui incidono la diversa struttura per età della popolazione e il maggiore importo medio delle erogazioni nelle regioni in cui i redditi da lavoro sono più elevati) che quella assistenziale, in relazione all’evoluzione demografica e della domanda di ammortizzatori suscitata dalla crisi, e tale fenomeno sarà aggravato dall’applicazione della c.d. “quota cento” che dispiegherà i propri prioritari effetti in quell’area. Ciò determina un aggravamento del divario a sfavore del Mezzogiorno.
E’ così attribuita alla Sicilia in questa categoria una somma pro capite pari, mediamente, al 79% del valore nazionale e al 71% del valore del Centro Nord, con un evidente consolidamento del divario che non accenna a diminuire.

Da ultimo, i dati presentati dimostrano che un altro degli stereotipi comunemente utilizzati per differenziare le aree del Paese ed in particolare adducendo l’esorbitante numero di impiegati della p.a. in Sicilia, appare sostanzialmente mutato. I dipendenti della p.a. di questa Regione risulta infatti allineato con quello statale (al 2016 in Italia 53,7 dipendenti ogni mille abitanti, in Sicilia 54), tali dati peraltro oggi devono ritenersi ormai equiparati in considerazione della drastica diminuzione dei dipendenti regionali nell’ultimo biennio.

Il negoziato aperto dalla Regione con lo Stato sull’autonomia finanziaria segna già un primo utile risultato con l’accordo sottoscritto il 22 dicembre 2018, occorre adesso che tale negoziato proceda, come quello delle altre speciali e l’adozione di congrue misure di perequazione e coesione previste dalla stessa normativa sul federalismo fiscale (l. n. 42 del 2009), in modo armonico e contestuale con l’iter delle istanze di differenziazioni delle Regioni italiane.

In conclusione, non sono in gioco il regionalismo differenziato e la “clausola di asimmetria” di cui all’art. 116, terzo comma, Cost., sopratutto se ne invocano l’applicazione le comunità regionali (Lombardia e Veneto, come noto, hanno fatto precedere la richiesta dai referendum), ma la prospettazione che ne viene fatta come soluzione che impone il trasferimento di un numero assai elevato di competenze, nel contempo, sganciata dalla considerazione degli imprescindibili ed adeguati meccanismi di coesione e perequazione, e nel presupposto (non veritiero) che non vi sia questione di risorse finanziarie .

Tali meccanismi di perequazione (fiscale ed infrastrutturale) sono già previsti dalla richiesta disciplina sul federalismo fiscale rimasta inapplicata, proprio su tali questioni, nonostante il decorso di un decennio. Non ci può essere rafforzamento del federalismo senza l’imprescindibile approntamenti delle misure di coesione, una diversa soluzione paleserebbe concreti profili di incompatibilità costituzionale che le Regioni che assumono di ricevere un pregiudizio non potrebbero che contestare.

Uno spettro eccessivamente ampio di materie (23) di cui si richieda il trasferimento, ma sopratutto la richiesta di risorse finanziarie aggiuntive, in carenza di una legislazione nazionale che garantisca l'uniformità dei diritti civili e sociali e di una legge quadro con i criteri da adottare per l'attribuzione delle ulteriori risorse e delle funzioni, non appare in linea con i ristretti confini delineati proprio dall’art. 116, terzo comma, tornato in auge dopo il fallimento della riforma costituzionale che puntava in senso giustapposto, ad un rafforzamento del centralismo statale .

I siciliani, che hanno conquistato la prima Costituzione nel 1812 e l’hanno poi rivista in senso federale nel 1848, dopo aver segnato l’inizio di rivoluzioni che hanno percorso l’intera Europa, sino ad ottenere nel 1946 l’autonomia regionale speciale, non potranno che sostenere questo percorso, purché l’evoluzione dell’ordinamento sia accompagnata dal riconoscimento delle competenze finanziarie della Sicilia , fulcro di un’autonomia che attraverso profonde riforme deve divenire ancor più responsabile ed efficiente, della condizione di insularità nonché dalle richiamate misure di riequilibrio e coesione.
Macroregione, Del Sorbo: Economia terreno fertile per cooperazione

Macroregione, Del Sorbo: Economia terreno fertile per cooperazione


La creazione di una quinta macroregione, quella del Mediterraneo Occidentale, è ipotizzata non solo come un proseguimento di esperienze già in atto a partire dal 2009, con le creazioni della Baltica, della Danubiana, della Adriatico-Jonica e della Alpina, ma anche come uno strumento di una strategia di grande respiro. Il futuro dell’Europa delle comunità territoriali, il recupero del rapporto tra cittadini e istituzioni, si coniuga in questo caso con la ricerca di una più completa identità europea. Con la piena valorizzazione, finalmente!, dell’Europa Mediterranea attraverso un dialogo più stretto e strategie di crescita più interagenti e integrate con i Paesi della sponda Sud. Nella consapevolezza, come ricorda il Professor Piraino, che appena un terzo dei cinquecento milioni di abitanti dell’area mediterranea sono cittadini dell’Unione Europea. Da imprenditrice e rappresentante del mondo associativo, sono molto interessata a prospettive che favoriscano lo sviluppo economico e sociale attraverso nuove forme di dialogo territoriale, che facciano leva su esigenze comuni. L’ Italia piattaforma naturale del Mediterraneo ed in modo principale le regioni del Sud sono strategiche per l’economia del mare.

I campi di intervento su cui in linea prioritaria si potrebbe trovare un terreno fertile per le strategie cooperative sono stati indicati nella blue e nella green economy, nell’economia soft e slow, nella cultura e nell’istruzione, nel turismo, nell’energia, e naturalmente nella ricerca e nell’innovazione. Per la Green Economy con la normativa in vigore dell’IMO si parla di una riconversione di oltre 7000 navi tra installazione di Scrubber e Ballast Water Management System. Comprendiamo bene che dinanzi a queste enormi opportunità, il ruolo della supply chain di Big Player-attori di questo cambiamento- è veramente centrale. Ritengo che la vera sfida sarà far credere le nostre PMI, sia in termini di sinergie creando reti dia in termini di competitività attraverso processi di innovazione ed internazionalizzazione. Sono piste che stiamo cercando di percorrere con sempre maggiore determinazione anche sulla nostra scala locale campana e che, proprio per questo, per avere cioè già avviato iniziative specifiche, sappiamo bene debbano essere rilanciate su una dimensione più vasta. Ricordo, ad esempio, che proprio in Campania è stato costituito il Cluster Tecnologico Nazionale BIG – Blue Italian Growth. Per la Blue Ecomomy, in pratica, è stata costituita una piattaforma di dialogo tra sistema pubblico della ricerca e le imprese, con funzioni di coordinamento tra ricerca pubblica e ricerca privata, tra governo e politiche territoriali.

Il Cluster BIG, pur in un ambito di riferimento territoriale e istituzionale ancora delimitato, è comunque espressione del tentativo di rompere schemi, di aggregare funzioni, di promuovere uno sviluppo che parta da esigenze e potenzialità di sviluppo concrete, dalle vocazioni dei territori. Ricordo, al riguardo, che la filiera della cosiddetta “Economia del Mare” che rappresenta il 2% del PIL nazionale, è di grande interesse strategico per l’economia del Paese, ed in particolare del Mezzogiorno, generando un valore aggiunto in Italia pari a 44,4 miliardi di euro di cui 14,7 miliardi di euro originati nel Mezzogiorno (circa il 33%; dati SRM Società Studi e Ricerche del Mezzogiorno). Lo sviluppo ulteriore di questa filiera è evidentemente collegato alla capacità della Campania, del Mezzogiorno continentale e insulare, di potenziare business ma anche e soprattutto individuare temi e valori comuni con altre aree del Mediterraneo. La crisi delle regioni da una parte, e dall’altra il declino di un modello d’Europa accentratrice, normativo burocratica, vincolistica e scollegata dai territori è un dato che avvertiamo quotidianamente e che ha come contraltare il rilancio dei nazionalismi. La prospettiva di soluzioni nuove che sappiano riavvicinare la politica ai problemi della gente e alle esigenze del mondo produttivo, a partire dalle piccole e medie imprese che ne rappresentano così tanta parte in Italia e in Europa, non può che intrigarci e renderci disponibili a ogni forma di collaborazione concreta, basata su strategie, programmi e azioni.

Come Confindustria siamo convinti che la strada per lo sviluppo non possa prescindere da un modello di crescita che recuperi il valore trainante dell’impresa, al servizio di una società inclusiva, che promuova lavoro qualificato e produttivo, che riconfiguri gli iter formativi, che non trascuri impegni e responsabilità e sappia pertanto perseguire anche una graduale riduzione del debito pubblico. Ma per cogliere questi obiettivi c’è bisogno anche di modelli di governance adeguati alle esigenze della moderna competizione. In tal senso, l’idea di Macroregioni che superino i confini nazionali, che siano concepiti sulla base di funzioni e non si risolvano dunque nella sovrapposizione di nuove istituzioni, è di sicura suggestione, al di là dei risultati dei tentativi finora attuati. C’è tuttavia bisogno di farle marciare concretamente, tanto più che per la loro operatività sono comunque indispensabili percorsi e intese istituzionali. Il mondo dell’impresa è da sempre impegnato a misurarsi su obiettivi pragmatici ma – e lo abbiamo dimostrato ancora una volta con le Assise di Verona – sa anche che per creare sviluppo serve una vision, avere chiare le direttrici di marcia per quella che dovrà essere la nostra società nel prossimo futuro. Su queste basi, siamo pronti a fornire ogni possibile contributo che vada nella direzione auspicata.

Anna Del Sorbo
Gabriele Chiarini (Studio Legale Chiarini): gli errori medici sono spesso responsabilità delle strutture

Gabriele Chiarini (Studio Legale Chiarini): gli errori medici sono spesso responsabilità delle strutture


In Italia non esistono dati aggiornati e credibili sugli errori sanitari, nemmeno stime attendibili. I dati che riportano una diminuzione delle domande di risarcimento, diffusi dalle statistiche, non tengono conto della prassi sempre più diffusa dell’autoritenzione del rischio sanitario, ossia il fondo destinato a risarcire i pazienti, che le strutture accantonano per non dover ricorrere alle compagnie assicurative.

Gabriele Chiarini, dello Studio Legale Chiarini, è un esperto nel campo della responsabilità sanitaria e del risarcimento del danno alla persona da errore medico. Chiarini ha realizzato con il suo staff un report sugli errori medici, che può essere letto gratuitamente a questo link:

https://www.chiarini.com/fenomenologia-errore-in-sanita/

“Se un cittadino ritiene di essere stato vittima di errore medico – dichiara l’avvocato Gabriele Chiarini - la prima cosa da fare è cercare di capire se effettivamente quello che è successo al paziente configura un errore medico. Poi si deve verificare se questo errore è rilevante per la legge, cioè se si è verificato un danno per il paziente e se questo danno è ricollegabile causalmente all'errore.
Se questi accertamenti preliminari hanno esito positivo, allora siamo davanti ad una ipotesi di “medical malpractice”, che può essere gestita sotto il profilo legale, privilegiando la strada della richiesta di un risarcimento danni in sede civile, piuttosto che quella - assai più difficile - della denuncia o querela in sede penale.

Bisogna, allora, quantificare esattamente il danno, individuare il soggetto giuridico che è tenuto a risarcirlo, aprire il sinistro con la Struttura responsabile e con l'eventuale Compagnia Assicuratrice, per poi gestirlo in via stragiudiziale e – se occorre – davanti all'autorità giudiziaria competente. Per tutte queste attività, è necessario rivolgersi ad un avvocato specializzato in responsabilità sanitaria, il quale dovrà avvalersi del supporto di un medico legale e di uno specialista nella disciplina coinvolta.”
Da oggi in libreria “Rilanciare l’Italia facendo cose semplici”

Da oggi in libreria “Rilanciare l’Italia facendo cose semplici”


Da oggi in libreria “Rilanciare l’Italia facendo cose semplici” (Giacovelli Editore) il mio nuovo libro di soluzioni semplici, pragmatiche e manageriali per i problemi del Paese, scritto con il contributo di tutta la nostra Confederazione.”. Lo ha dichiarato in una nota Angelo DEIANA, Presidente di Confassociazioni.

“Un libro sul futuro del nostro Paese, un libro concreto e pragmatico - ha continuato il Presidente Deiana - il cui tema strategico è semplice: per rilanciare l’Italia serve un nuovo orizzonte di cose da fare per ritrovare quello che abbiamo perso durante la crisi: il nostro pensiero felice. Il nostro è un Paese fortissimo, ma anche un Paese “Peter Pan”, un Paese narciso che vola, ma non vorrebbe mai crescere per non perdere quella creativa incoscienza che è insieme la sua forza e la sua debolezza. Un Paese che ha subito un trauma psicologico: i quasi 10 anni di crisi hanno fatto svanire il suo “pensiero felice” quello che, qualunque cosa succedesse, gli permetteva di volare proprio come Peter Pan”.

Tanti i temi trattati. Tra gli altri, l’Euro, il sistema immobiliare, la Flat Tax, il TAEG delle tasse, l’abusivismo edilizio, la tassazione locale, la giungla delle detrazioni, l’Agenzia delle Uscite, l’era della sostituzione delle persone con le macchine, il nuovo potere globale delle donne, lo smart working, il wi-fi libero, il Sud, il costo eccessivo dell’energia, il “Booking.com” italiano, il fumo e il gioco, il pignoramento della prima casa, l’efficienza della giustizia civile, la Procura Nazionale per i reati bancari e finanziari, lo sfoltimento delle società partecipate, l’INPS e la riforma delle pensioni, l’evasione fiscale e previdenziale.
Intervista a Loris Di Francesco, fondatore di Tendastore.it

Intervista a Loris Di Francesco, fondatore di Tendastore.it



Loris Di Francesco lavorava in una grande azienda di produzione artigianale di tende, ma come spesso accade non trovava lo spazio per crescere e che riteneva di meritare. E’ per questo che nel 2007 decide di dare vita ad una propria azienda, la Tendatech, dedicandosi in particolare alle committenze professionali: architetti, società di costruzione, grandi enti. Punta tutto sull’artigianalità, sul design, sull’innovazione del prodotto, con buoni risultati. E’ però nel 2012 che prende la decisione di misurarsi con il web, la prima azienda italiana per la produzione di tende artigianali a puntare sull’e-commerce: nasce così tendastore.it.

Loris crede profondamente nello strumento, si migliora e sopratutto studia le modalità più adeguate per agevolare la scelta via web: idea quindi modalità di personalizzazione sempre più semplici e flessibili, la possibilità di scegliere il tessuto attraverso l’invio a domicilio di campioni di prova, le istruzioni dettagliate per pendere le misure in un “LookBook” completo di istruzioni e metro per prendere le misure. E nasce “Magicroll” la prima tenda a rullo su misura che si installa in 3 minuti, che attraverso un brevetto esclusivo in Italia può correggere facilmente il “fuorisquadro”. tendastore.it è anche tra le prime aziende che realizza video esplicativi per la scelta ed il montaggio delle tende, anche con frequenti “Dirette Facebook” per illustrare le modalità di montaggio “live” e sfruttando appieno le potenzialità dei social media.

Oggi Tendastore è una delle aziende leader in Italia per la produzione di tende a rullo artigianali su misura, con oltre 1000 nuovi clienti ogni anno. Un successo che ha portato l’azienda anche a dare vita dal 2018 ad “Artendis”, nuovo brand che proporrà tutti i tipi di tende da interni, pensato sopratutto per il mercato estero, potenzialmente molto interessante per un prodotto artigianale e fatto a mano in Italia. E continua con l’innovazione di prodotto: a breve Magicroll sarà dotata di batterie, permettendo la sua installazione anche prescindendo dall’allaccio alla rete elettrica e quindi rendendo del tutto autonomi i clienti che volessero “fare da soli”, proponendo un prodotto di alta qualità ma con costi molto ridotti proprio grazie al web.

Ne parliamo con Loris Di Francesco.

Tendastore.it è un significativo esempio di come il web possa dare forza alla piccola impresa artigiana italiana. Come le è nata l'idea di rivolgersi con convinzione   all'e-commerce?

Abbiamo sempre creduto nelle potenzialità del web. Sin dai primi anni dell’impresa artigiana ci siamo posizionati on line tra i primi risultati nei motori di ricerca grazie ad un’intensa attività di SEO con siti web pertinenti e ben strutturati. Vedendo i buoni risultati portati dal web anche in un settore tradizionale, è stato naturale virare in direzione di un prodotto vendibile anche a distanza, traendo vantaggio dall’espansione dell’ecommerce.

Certamente la prima fase non sarà stata facile, quando ha cominciato a capire che poteva davvero essere ad un punto di svolta?

Devo dire che, grazie all’esperienza che avevamo già maturato nel’ottimizzazione per i motori di ricerca internet (SEO), i risultati sono arrivati quasi subito, anche perché Tendastore è stato il primo negozio online a proporre tende su misura e di qualità, ma acquistabili in totale autonomia e di facile installazione. La svolta è arrivata con una nuova linea di prodotti e con il restyling del sito web e delle modalità di acquisto, oltre che con le numerose recensioni positive dei primi clienti.

Quali sono le difficoltà maggiori che ha trovato per la sua strada?

Le problematiche più spinose che abbiamo dovuto affrontare sono state di natura tecnica, durante la ricerca sia in Italia che all’estero, di componenti in grado di soddisfare i requisiti del prodotto che volevamo proporre: solidità, design e facilità di montaggio per il cliente finale. Abbiamo avuto poi la grande fortuna di trovare dei fornitori che hanno creduto nell’idea e ci hanno sostenuto ed incoraggiato.


Nella fase di avvio si è avvalso di consulenti o incubatori?
Ha potuto  usufruire di agevolazioni per sostenere la sua idea di impresa?

All’inizio l’unica consulente che ho avuto è stata mia moglie. Insieme abbiamo fatto ricerche online ed identificato una software house in Vietnam che ci ha guidato nella scelta della piattaforma ecommerce, ed ha sviluppato il primo scarno modulo di configurazione della tenda (scelta del modello, del tessuto, impostazione delle misure). Questo tentativo iniziale ha rappresentato un proof of concept che ha dato immediatamente buoni risultati, per cui abbiamo potuto presentare presso diversi enti e banche dei progetti di finanziamento corredati da dimostrazioni di successo, che ci hanno aiutato molto nella fase di espansione.



La sua attività di web marketing è stata gestita in autonomia o avvalendosi di agenzie o consulenti?

L'attività di web marketing è stata gestita in maniera autonoma, abbiamo voluto seguire in prima persona questa parte delicata per un'attività di vendita online. Devo dire che è determinante far parte di un gruppo di formazione social gestito da Marco Montemagno, figura di riferimento nella comunicazione online, nel quale ci sono decine di altri imprenditori e professionisti con i quali porto avanti quotidianamente test per migliorare le attività web, del resto in questo campo le regole del gioco cambiano ogni giorno ed è importante fare gruppo insieme ad altri imprenditori. 



Presto Tendastore.it diventerà internazionale, che aspettative ha da questo importante passo? Come vi si è preparato?

Sentiamo il bisogno di portare il nostro prodotto all’estero con l’orgoglio del made in Italy e di un’artigianalità che ora è pronta per immettersi nel mercato internazionale. La preparazione a questo passo è iniziata già un anno fa con un intenso studio sul brand positioning e con la ricerca dei paesi potenzialmente più interessati al nostro prodotto.



Quali sono a suo avviso i principali "plus" che le hanno permesso di imporsi sul mercato?

Sicuramente la facilità di trovare online un prodotto su misura e che sia realmente facile da installare. Più che di e-commerce io spesso parlo di e-handcraft e questo è un grande valore aggiunto al web che messo insieme al nostro prodotto di punta Magicroll ci rendono unici.



Quali sono i suoi progetti per il futuro?

I progetti per il futuro sono sempre orientati al mercato internazionale, l'idea che stiamo portando avanti è quella di rendere semplice l'acquisto in qualsiasi parte del mondo di una tenda per interni fatta a mano in Italia.

Link al sito Tendastore: www.tendastore.it
Una voce ancora più forte per gli italiani all'estero

Una voce ancora più forte per gli italiani all'estero


"La cittadinanza". Angela Fucsia FiztGerald Nissoli, deputata di Forza Italia eletta nella ripartizione America settentrionale e centrale, riassume in una sola parola quello che sarà il suo prossimo impegno per gli italiani nel mondo. La deputata uscente, dopo le procedure di registrazione, spiega a 9colonne: "Ciò che interessa di più i nostri connazionali è la questione relativa alla cittadinanza italiana, è il mio primo obiettivo. Voglio presentare subito una proposta di legge. Appena ci insediamo. C'è tanta voglia di iniziare a lavorare presto". A proposito dell'avvio della nuova legislatura Nissoli si dice fiduciosa: "Sono ottimista. Tendo sempre a vedere il bicchiere mezzo pieno. Sono sicura che si troverà un accordo. Spero semplicemente - aggiunge - che noi italiani all'estero avremo una voce ancora più forte. Se noi andiamo al Governo spero di riuscire a portare a casa dei risultati importanti".

"Le donne sono state protagoniste in questa campagna elettorale. Tra le donne non c'è competizione. Se le donne sono intelligenti e se si rispettano tra di loro possono portate a casa dei risultati maggiori rispetto agli uomini". Fucsia Nissoli FitzGerald, deputata uscente di Forza Italia, di nuovo eletta alla Camera nella circoscrizione estero commenta così il voto in "rosa" in Nord e Centro America: alle elezioni del 4 marzo, infatti, sono state tre donne ad aver ottenuto il maggior numero di voti e ad entrare in Parlamento. Per la Camera, riconfermate Nissoli e Francesca La Marca (PD). Al Senato, invece, è arrivata Francesca Alderisi (centrodestra). "Noi donne abbiamo un modo di 'negoziare', mediare ed essere più tolleranti che ci contraddistingue. Forse anche perché molte di noi sono mamme: abbiamo un propensione naturale all'ascolto e alla comprensione, al prendersi cura degli altri. Sono contenta - ha concluso Nissoli - che in Nord e Centro America siano in tre. Sono state elette tre donne e questo è un successo. Lavoreremo insieme per il bene delle nostre comunità" italiane all'estero.
Intervista all'Avvocato Internazionalista Paolo Zagami

Intervista all'Avvocato Internazionalista Paolo Zagami

"Sono ormai più di 10 anni che siamo attivi e per quanto riguarda la Calabria - così dichiara l'Avvocato internazionalista Paolo Zagami intervistato dal Direttore responsabile di Impresa Internazionale - lo Studio Zagamilaw è stato certamente il primo ed è ancora tra i pochi che si occupa di Diritto Internazionale Privato. Non le nego che all'inizio ho incontrato molte difficoltà ma ormai tutta l'Italia si sta internazionalizzando e quindi le interazioni da parte di privati ed aziende con altri ordinamenti stranieri aumentano sempre."

"In linea di massima assistiamo - continua l'Avvocato -  privati e società italiane che hanno interessi personali o professionali nei Paesi di lingua inglese, spagnola e russa oppure - all'inverso - privati e società straniere che devono relazionarsi con il sistema giuridico italiano. Il nostro main core è l'ambito commerciale, il real estate e la fiscalità internazionali ma abbiamo gli strumenti per trattare anche casi ad esempio di diritto di famiglia. Direi che facciamo tutto ciò che riguarda il Diritto Civile in senso lato con esclusione dei profili penali. A partire dal 2012 abbiamo vinto diversi premi che certificano la bontà del nostro lavoro e posso orgogliosamente dire che ormai lo Studio Legale Internazionale Zagamilaw è un brand giovane, forte e riconosciuto in tutta Italia."

Professionista di respiro internazionale, innamorato sostenitore della sua terra, grande amico degli Stati Uniti, sportivo per hobby ma con performance di livello e risorsa sempre disponibile ad attivarsi socialmente e politicamente per la promozione della sua città, della sua regione e del suo paese. ell'intervista, l'Avvocato Zagami ripercorre la sua vita personale e professionale.

Per leggere l'intervista completa clicca sul seguente link:

Intervista a Paolo Zagami, Avvocato Internazionalista
Intervista a Sandro Paniccia, chairman ICA

Intervista a Sandro Paniccia, chairman ICA

Un bilancio in trend positivo e l'aumento della quota export: qual è stata la formula segreta?

Il nostro fatturato vive un trend di crescita che, soprattutto negli ultimi anni, è merito di una strategia precisa, fatta insieme ai miei fratelli Fabio e Piero, che ha puntato molto al processo di internazionalizzazione. Oggi ICA è presente in Spagna, Germania, Polonia, Cina e India con proprie strutture e in più di 50 Paesi con 58 distributori.
Come il fatturato, anche la quota export è in costante crescita, giunta nel 2017 al 56%, mantenendo comunque stabile la posizione in Italia.
La formula vincente si sintetizza in poche parole: innovare processi e prodotti, interna-zionalizzare l'azienda, motivare, responsabilizzare e soprattutto credere nelle persone.

Lei ha accennato nelle sue dichiarazioni l'implementazione del cosiddetto metodo Toyota way che permette un costante controllo e ottimizzazione del sistema per la gestione dei reparti produzione, manutenzione, sicurezza e qualità, ce ne può parlare meglio?

Nel 2017 sono stati portati a termine progetti rilevanti per il controllo e la gestione dei prodotti e dei processi come il Daily management ispirato al Toyota Way. Abbiamo scelto di migliorarci attraverso questo sistema che individua degli indicatori oggettivi per preve-nire e proteggere l'azienda da errori umani e da derive di processo. In pratica, si analiz-za e si valuta la gestione aziendale a vari livelli organizzativi al fine di assicurare il con-seguimento degli obiettivi stabiliti: misurare le performance aiuta così il funzionamento. Se ci sono problemi, si è in grado di intervenire, con una griglia di linee guida, in modo veloce e risolutivo.
Altrettanto importanti sono i progetti digitali innovativi applicati al marketing, tra i quali la nuova piattaforma CRM e aver adottato come strumento interno di comunicazione per i dipendenti un social ideato appositamente per le imprese.

Che ruolo ha la formazione nelle vostre strategie di internazionalizzazione?

La terza generazione della nostra famiglia, Andrea, Claudio e Lorenzo Paniccia, nel 2015 ha ideato ICA Academy, nata per ricercare talenti e valorizzare le risorse umane at-traverso la formazione continua. Oggi ICA Academy è un ente di formazione professiona-le accreditato presso la Regione Marche per l'esercizio delle attività di orientamento e formazione professionale per tre macrotipologie di interventi: formazione superiore, for-mazione continua e obbligo formativo. Parte di questa formazione è rivolta agli area ma-nager e ai tecnici di assistenza che operano nei mercati esteri per far sì che la loro pro-fessionalità sia adeguata e in linea con le strategie di internazionalizzazione pianificate.
Un altro importante ambito formativo è quello che viene rivolto direttamente alla clientela. Ogni settimana organizziamo corsi a clienti che provengono da tutto il mondo facendo lo-ro formazione specifica in base alle loro esigenze, per poi applicare i prodotti che hanno scelto dalla nostra ampia gamma nei più moderni impianti di verniciatura presenti nel nostro nuovo laboratorio Lifelab, continuamente supportati da tecnici specializzati. I clienti che frequentano i nostri corsi molto spesso tornano a casa con un bagaglio fatto anche di nuove idee e ispirazioni visive, grazie al nostro showroom, dove è possibile vi-sionare centinaia di effetti diversi applicati su legno, parquet, serramenti e vetro.

Quali sono i paesi nei quali avete avuto i migliori risultati?

I mercati per noi più importanti sono quelli dove siamo presenti con le nostre società, a questi possiamo aggiungere le altre nazioni dell'UE, dove le nostre vernici a basso im-patto ambientale stanno aprendo uno scenario interessante, e l'Europa dell'Est.

Quali sono gli ostacoli maggiori che avete incontrato lungo questo percorso? E come li avete superati?

L'estrema complessità delle normative vigenti, le tasse doganali e non ultime le differen-ze culturali impongono scelte diverse da mercato a mercato perseguibili solamente at-traverso una professionalità e un'attenzione enormi. In queste nazioni è fondamentale anche riuscire a comunicare bene la qualità dei prodotti e supportare la vendita attraver-so un'organizzazione commerciale e tecnica di alto livello.

Che progetti avete all'estero a medio e lungo termine?

Lo sviluppo delle aree geografiche dove sappiamo di avere un potenziale maggiore vie-ne perseguito in modo diverso in base alle caratteristiche del singolo mercato. Se in In-dia a breve sarà attivo un nuovo stabilimento produttivo, che sarà in grado di coprire le esigenze anche delle aree geografiche limitrofe, in Cina stiamo puntando molto sullo svi-luppo commerciale dei prodotti a basso impatto ambientale, la cui richiesta in questi ul-timi anni è aumentata notevolmente.
Siamo molto concentrati in progetti di sviluppo che coinvolgono gli altri tre mercati dove abbiamo una presenza diretta (Spagna, Germania e Polonia), tramite intensificazione della rete tecnico commerciale e l'ampliamento delle sedi operative e delle filiali.
Il Nord America infine è un altro obiettivo strategico importante per noi, che ci coinvolge-rà sempre di più nel prossimo futuro.
L'industria italiana ha ingranato la marcia giusta

L'industria italiana ha ingranato la marcia giusta


"La crescita della produzione industriale per il 2017, che è quasi raddoppiata rispetto a quella del 2016 ed è superiore alla Francia, insieme a quella dell'export che sfiora l'8%, sorpassando Francia e Germania, e quella presentata ieri degli ordinativi di beni 4.0 delle nostre imprese dell'11% dimostra che l'industria italiana ha finalmente ingranato la marcia giusta.

La strada è ancora lunga per diffondere lavoro, reddito e benessere a tutto il paese. Per riuscirci bisogna continuare a operare seriamente su competenze, investimenti e occupazione, respingendo le ricette suicide di chi tra dazi e tasse sull'innovazione riporterebbe l'Italia rapidamente nel pieno della crisi".

Lo dichiara il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda in riferimento ai dati sulla produzione industriale resi noti dall'Istat.
Rocco Corsetti, Presidente Ecce italia - Consorzio delle eccellenze d'Italia

Rocco Corsetti, Presidente Ecce italia - Consorzio delle eccellenze d'Italia


Laureato nel 2001 in Economia e Giurisdizione d'Impresa presso la LUISS Guido Carli di Roma, Rocco Corsetti è Dottore Commercialista, Revisore Contabile e imprenditore. Dopo un'importante esperienza presso multinazionali nel settore finanziario, ha intrapreso la libera professione come titolare di uno studio commercialista a Roma. È membro della Commissione per gli Studi sul Diritto Societario presso l'ordine dei Dottori Commercialisti di Caserta. Ha ricoperto e ricopre incarichi di revisore e sindaco presso importanti società, enti no profit a carattere nazionale ed enti istituzionali. Esperto in operazioni straordinarie, tax planning, consulenza strategica d'impresa, analisi dei costi e controllo di gestione. Dal 2013 è Presidente di Ecce Italia - il Consorzio dedicato alla promozione delle eccellenze enogastronomiche ed artigianali dei "Borghi più belli d'Italia" - di cui è anche il fondatore.

Ci parli dell'iniziativa, tra quelle che hanno caratterizzato la sua vita lavorativa, che più le sta a cuore;


Per potenzialità e punti di interesse, indubbiamente il Consorzio Ecce Italia, un soggetto aggregatore che riunisce i produttori di enogastronomia e artigianato dei Borghi più belli d'Italia. Si è trattato da subito di un progetto ambizioso e molto impegnativo, che ho fondato con l'avallo dell'Associazione ANCI "I Borghi più belli d'Italia", diventata ormai un vero e proprio "marchio di eccellenza" che veicola lo straordinario patrimonio di arte e tradizioni di questi territori.

Quali fattori hanno portato al successo la sua iniziativa?


Innanzitutto l'attrattiva di un marchio che negli ultimi anni è cresciuto a livelli esponenziali in termini di interesse turistico, tanto da essere posto al centro di importanti iniziative istituzionali. Non a caso il Mibact ha proclamato il 2017 "l'anno dei Borghi", mentre l'anno in corso è dedicato al cibo italiano nel mondo. Le due cose sono strettamente legate, dal momento che ben il 92% delle produzioni certificate del nostro Paese sono prodotte nei piccoli Comuni sotto i 5mila abitanti. Si tratta di un dato evidenziato da una recente ricerca a cura di Coldiretti e Fondazione Symbola, che conferma le enormi potenzialità di questi territori anche in termini economici.
Parlando invece della mia esperienza quotidiana, posso dire di avere potuto contare su un piccolo nucleo di collaboratori che hanno abbracciato sin dall'inizio questo progetto con grande passione ed entusiasmo. Due cose fondamentali per dare concretezza a un'idea che è diventata nel tempo sempre più complessa.

Cosa consiglierebbe ad un giovane che volesse oggi confrontarsi con il settore di sua competenza?

In generale, ai giovani mi sento di consigliare di cimentarsi sempre in ciò che li appassiona. Lavorare per passione è bello perché permette di percepire il lavoro non come un qualcosa di necessario nella vita ma di piacevole. Qualunque sia il contesto, compreso il Made in Italy, "Fai ciò che ami, e non lavorerai mai un giorno nella tua vita".
Da qui il mio invito ai giovani a sognare e a rimanere nel nostro meraviglioso Paese, provando ad immaginare quali potrebbero essere tutte quelle attività che, seppur lucrative, potrebbero dare un contributo alla rinascita sociale del Paese Italia e trovare in questo il vero valore aggiunto.

Si dice che le crisi, in questo caso quella economica, nascondono sempre delle opportunità di cambiamento. Intravede qualche opportunità da cogliere nell'attuale contesto italiano?

Mai come ora a fare la differenza è la creatività individuale, la capacità di immaginare, tanto più efficace quanto più l'originalità dell'idea riesce ad intercettare il bisogno di una comunità.
Negli ultimi anni si può notare un ritorno di interesse verso i territori rurali, soprattutto da parte delle nuove generazioni. Probabilmente territori come quelli dei Borghi, proprio in virtù delle potenzialità a cui accennavo, potrebbero conoscere una "seconda vita" con nuove opportunità di lavoro e di investimento a costi relativamente contenuti. Non parlo solo dell'agroalimentare, ma anche di alcune formule originali di ospitalità, come ad esempio gli alberghi diffusi, o di nuove formule di promozione turistica.

Su quali settori, in espansione attuale o futura, consiglierebbe di puntare ai giovani?

Sicuramente la tecnologia applicata all'agricoltura, che permetta di innovare il processo produttivo senza snaturare la tradizione che ha fatto di un certo prodotto un simbolo dell'eccellenza made in Italy.

Michele Lampugnani, Presidente Confassociazioni Puglia

Michele Lampugnani, Presidente Confassociazioni Puglia


Michele Lampugnani, barese DOC classe 1973, dopo la maturità in Organizzazione e Gestione della Produzione Industriale, si laurea in Economia e Gestione delle Imprese e successivamente e si specializza in Business Administration and Management e in Relazioni Pubbliche e Istituzionali che diventano il suo “pane quotidiano”. Il suo senso del lavoro e la sua passione per la cultura d’impresa lo hanno portato ad assumere numerosi incarichi di rilievo. Idealizza e realizza la più importante Network Community di Puglia che lo porta a divenire un eccellente Marketing Relationship Manager anche a livello nazionale.

Crea “Modello Impresa”, Società di Consulenza Strategica e Relationship Management di cui è Founder e CEO. Innovativo docente e progettista di Alta Formazione, ha creato un folto network di professionisti ed imprese, dando vita all’incontro fra domanda e offerta di lavoro.
Instancabile sostenitore dell’associazionismo professionale è stato socio FERPI e APCO e dal 2013 esperto della legge 4 del 14 gennaio 2013 e 2017 gli viene conferito l’incarico di Presidente di Confassociazioni Puglia.

Ci parli dell'iniziativa, tra quelle che hanno caratterizzato la sua vita lavorativa, che più le sta a cuore ...

Fra le esperienze che più hanno caratterizzato la mia vita professionale c’è sicuramente la creazione e il lancio della “Rete Network&Marketing Relation Obiettivo Puglia”.
Obiettivo Puglia si propone, come momento di incontro e di aggregazione, nel nome di interessi culturali ed economici, proiettati alla crescita umana e civile della comunità di appartenenza e del Territorio.
La rete Network&Marketing Relation Obiettivo Puglia intende valorizzare e tutelare il territorio e le sue economie, riscoprendo le tradizioni, gli usi e i costumi locali, attraverso la valorizzazione condivisa e partecipata dell’identità culturale ed economica, aprendosi, altresì, al dialogo interculturale e ad un concetto di cultura sempre più cosmopolita.
Questa è, oggi, la strada migliore per rifondare le basi e ridare giusta dignità ad un territorio gravido di ricchezze nascoste e, talvolta, involontariamente inespresse. Obiettivo Puglia mira a promuovere e valorizzare le “Eccellenze Locali”: risorse paesaggistiche, industriali, ambientali, gastronomiche, storiche ed artistiche del territorio, favorendo lo sviluppo economico, culturale, dell’ospitalità, del turismo e dei servizi ad essi correlati, organizzando e gestendo eventi e attività ricreative, ambientali, di assistenza alle aziende, di studio, ricerca del mercato e formazione, nonché analizzando ed evidenziando le migliori “Case History” e “Best Practice” delle aziende locali e dell’intero territorio pugliese che hanno contribuito e che ancora contribuiscono a dare lustro alla civiltà locale.
La struttura di Obiettivo Puglia, pertanto, pone le basi delle sue attività principali in tre verbi: promuovere, formare e creare.
Promuovere: il territorio e la sua economia nonchè il suo immenso patrimonio culturale e artistico, attraverso la valorizzazione delle eccellenze di Puglia.
Formare: i giovani, in particolar modo, ad una nuova mentalità imprenditoriale, che sappia coniugare il rispetto del territorio all’innovazione, lo sviluppo alla sostenibilità.
Creare: orientamento all’impresa e sinergie commerciali e operative attraverso la costituzione di una rete territoriale tra imprese, imprenditori e professionisti presenti ed operanti sul territorio che sappiano, attraverso le relazioni, generare nuove sinergie per valorizzare i tesori che la nostra terra offre anche con l’ausilio degli enti locali.
Obiettivo Puglia, pertanto, a fronte della propria Mission e forte della costituzione del più importante circuito di Network e Marketing Relazionale Organizzato dell’intera regione Puglia, attraverso la creazione di una “Network Community” soprattutto di tipo relazionale, è un forte centro d’impulso e destinazione di sinergie da sviluppare tra tutti i protagonisti della crescita del territorio e non solo a carattere locale ma anche nazionale.
L’effetto riconosciuto a Obiettivo Puglia, quindi, è quello di dare una spinta alle realtà produttive locali e ad agevolare le loro strategie commerciali attraverso attività di Network e Marketing Relazionale. In tal senso sviluppiamo specifiche partnership con associazioni, imprese, organizzazioni aziendali e/o istituzioni locali, nazionali e internazionali creando una vera e propria “Community” attraverso cui si possano presentare, rappresentare e dare riferimenti delle proprie “Eccellenze produttive e di servizio”. Focus centrale di questo processo è quello di rendere protagonisti gli operatori, le imprese, le istituzioni e i rappresentanti tutti delle categorie produttive nello sviluppo di strategie innovative, di promozione della propria offerta e del territorio di appartenenza. L’attività che Obiettivo Puglia svolge si concretizza, pertanto, nell’offerta di una Network Community dove fare rete, dove conoscersi e relazionare per la condivisione della promozione delle “Eccellenze locali” e del loro intero sistema economico attraverso un efficace sviluppo di Network e Marketing Relazionale.

Quali fattori hanno portato al successo la sua iniziativa?

Perseguire con ostinazione l’obiettivo perché qualsiasi conquista costa fatica e sudore!
Nulla va dato per scontato... Non bastano certo le conoscenze a spianarci la strada. Per essere uomini e manager, magari di successo, bisogna saper conciliare le due realtà, portando la propria sensibilità in azienda e la propria managerialità fra la gente e nella comunicazione...
Senza mai perdere di vista l’umanità, quella su cui devono fondarsi le relazioni, qualsiasi esse siano.

Cosa consiglierebbe ad un giovane che volesse oggi confrontarsi con il settore di sua competenza?

Avere passione e perseverare nel proprio progetto. Prepararsi ad affrontare i momenti difficili e le sfide quotidiane, spesso impossibili da prevedere. Mantenere la propria mentalitá sempre aperta e in grado di adattare il proprio business model a tutte le innumerevoli innovazioni a cui è soggetto. Impegnarsi a comprendere quali sono le esigenze di coloro che dovranno collaborare o che fruiranno dei relativi servizi (il personale, gli investitori, i partners e certamente i clienti). Creare una cultura all’interno del proprio ambiente di lavoro nella quale essi stessi, per primi, dovranno lavorare.

Si dice che dalle crisi, in questo caso quella economica, nascondono sempre delle opportunità di cambiamento. Intravede qualche opportunità da cogliere nell'attuale contesto italiano?

Spesso mi imbatto in operatori economici, clienti, agenti di commercio, amici imprenditori e mi capita spesso di percepire in loro una grande preoccupazione per il futuro, che è condivisibile visto il clima in cui stiamo viviamo in questi anni.
Ho però fatto alcune considerazioni: l’Italia, nonostante tutto è un Paese con un’economia abbastanza forte, per quanto ultimamente molti se ne sono dimenticati. Siamo tra le prime 10 economie del mondo, nonostante lo sviluppo vertiginoso dei Paesi Emergenti. Ogni giorno nel nostro Paese ci sono persone che si alzano, lavorano e producono, noi inclusi. Come in ogni realtà, ci sono anche i parassiti, gli invidiosi, coloro che ogni giorno gridano al fallimento dello Stato, dell’amico o di quel certo imprenditore di cui magari sono invidiosi, perché solo così possono trovare una giustificazione ai loro fallimenti.
Chi saprà approfittare delle mille occasioni che questa crisi offre e offrirà, uscirà dal tunnel lanciato in velocità, e nessuno lo potrà fermare.
Le occasioni sono spazi di mercato lasciati liberi da aziende che chiudono; possibilità di acquistare a prezzi stracciati partecipazioni in aziende in difficoltà; partecipazione alle aste fallimentari sia di aziende che immobiliari; acquisti di immobili a prezzi che domani sembreranno ‘stracciati’. L’importante è non avere paura.
E’ importante tirare fuori le migliori risorse che abbiamo dentro di noi: preparazione, raziocino, intelligenza e coraggio perché solo così facendo domani non ce ne pentiremo.

Su quali settori, in espansione attuale o futura, consiglierebbe di puntare ai giovani?

Le nuove professioni sono ormai tante … dalla nutraceutica alla green economy, dalla meccatronica alle soft skills, ma la mia analisi è molto più pragmatica e realistica infatti guardando le specifiche realtà sociali ed economiche di ogni sistema locale, e considerando il proprio livello di sviluppo direi che si potrebbero individuare cinque settori-chiave:
Il primo è il lato scientifico-culturale dell’informatica: io penso che si procederà a un’articolazione sempre più raffinata, che premierà i professionisti in grado di cavarsela con moli sempre più pachidermiche di dati, quindi sviluppatori, analisti e sistemisti ma, a mio avviso, anche ricercatori di mercato se la caveranno.
Un altro mondo su cui scommettere per non farsi soffiare il posto da un robot, secondo me, è quello della cura della persona: il mondo occidentale sta invecchiando e alcuni ambiti sono ancora all’origine del proprio sviluppo, dalla telemedicina alla diffusione smart della salute nel complesso; Tecnici medicali, fisioterapisti ma anche specializzazioni al momento rarissime, come esperti dell’ergonomia dei posti di lavoro. E pure i veterinari. Si salveranno, a mio avviso, anche impieghi tradizionali, quelli che supportano questo universo lavorativo, come gli assistenti sanitari, soprattutto quelli domiciliari.
Il terzo campo è quello dell’intelligenza sociale e delle competenze per i new media: mi riferisco alle famose soft skill, quelle che i robot impiegheranno molto tempo a rubarci. Competenze incrociate, sfumature, intelligenza emotiva: si tratta dei mondi legati alle vendite, al marketing, ai servizi alla clientela, nonché i settori della creatività a tutto tondo, che vivono proprio di sfumature e in fondo vendono alle persone una determinata visione della vita.
Il quarto, e qui vorrei l’attenzione dei giovani, l’apprendimento permanente, che è uno eccezionale strumento per cavarsela. Se non si vuole rimanere tagliati fuori dal mercato è necessario continuare ad imparare, senza mai fermarsi. E anche farlo in modo diverso. Sfruttando per esempio i tempi morti, i momenti d’attesa con piccole chicche che possano chiarirci dei punti o frammentare degli aggiornamenti, meglio se scaturiti da interessi, in tante tappe. Piccoli mattoncini d’informazione da coltivare con costanza e ricomporre al momento giusto.
Il quinto comparto è ancora più fluido. È in fondo il lato b del precedente. Mette insieme tutte le qualità che ci consentono di capire su quali business investire e quali siano quelli che valgono davvero, ma soprattutto come farlo, cioè tramite quali strategie. Si salveranno dunque anche i mestieri che girano intorno a queste decisioni, da chi lavora nella finanza in termini di valutazione agli analisti, passando per i revisori, i responsabili di qualità, il mondo della consulenza. Chiunque possa dirci dove stiamo sbagliando e dove convenga puntare.
Marketing Internazionale, la strada per il successo

Marketing Internazionale, la strada per il successo

Ogni qualvolta si identifica il marketing internazionale come un mostro a tre teste da relegare in un angolo il marketing muore. Il riferimento è agli attori aziendali che sono soliti reputare il marketing internazionale di secondo piano, senza capire che lo stesso non è altro che una - necessaria – espansione di quello nazionale.

Adeguarsi a quanto avviene intorno a noi, oggi, risulta l’aspetto focale per un’azienda, e ne concerne che tralasciare il marketing internazionale porrà dei limiti grossi non troppo lontani nel tempo.

Entriamo nel dettaglio. Il fine del marketing internazionale è lo scambio di merci tra due o più paesi, le cui fondamenta si basano su una dettagliata quanto vitale analisi del mercato su cui si vorrà insistere, per coglierne gli aspetti utili alla appena successiva azione strategica.

Quindi, c’è da considerare:

- Paesi verso i quali indirizzare la propria offerta;
- Domanda nei paesi esteri individuati;
- Merce da offrire per soddisfare i bisogni dei segmenti di domanda individuati;

Analisi del mercato e quindi della domanda estera; valutazione dei rischi e minimizzazione dei fattori oggettivamente pericolosi; pianificazione accordi e trattative commerciali; attenta selezione della rete di distribuzione su parametri economici e logistici; strutturazione campagna pubblicitaria.
Questi alcuni dei punti salienti che ogni addetto al marketing internazionale dovrebbe tener ben presenti prima di sedersi al tavolo con l’amministratore delegato per proporgli di varcare nuovi orizzonti, di conquistare nuovi mercati. Quindi, prima di alzare l’asticella - dato per scontato di averne colto i vantaggi – risulta essenziale sapere quali siano gli aspetti rilevanti di una campagna di marketing indirizzata a mercati decisamente diversi rispetti a quelli ordinari.

L’obiettivo primario del marketing internazionale sta nell’individuazione del nevralgico punto d’incontro tra domanda internazionale o domanda di un singolo mercato estero e l’offerta aziendale. Quindi, capire ed esplorare il mercato estero, adeguarsi allo stesso senza sottovalutare le priorità della domanda rispetto all’offerta.

Altri aspetti da tenere in considerazione se si desidera intraprendere quest’avventura sono quelli legati alla modalità di espansione,
vediamo di seguito:

- Espansione semplice: stessi segmenti di destinazione della domanda interna con gli stessi prodotti;

- Sviluppo del prodotto: stessi segmenti ma prodotti nuovi;

- Sviluppo del mercato: segmenti diversi ma stessi prodotti;

- Diversificazione: Nuovi segmenti e relativi nuovi prodotti.

Insomma, il successo è scalabile, ma senza strategia, studio e lungimiranza ci si allontana poco dalla bottega giù casa.

Contributo di Pasquale Incarnato, socio AssoComunicatori
BuyItalianStyle.com, l’e-commerce italiano rivelazione del 2017, adesso sbarca all’estero

BuyItalianStyle.com, l’e-commerce italiano rivelazione del 2017, adesso sbarca all’estero

BuyItalianStyle.com si prepara a parlare inglese: dal gennaio 2018 partirà infatti la nuova piattaforma dell’e-commerce specificatamente pensata per il Regno Unito, con tanti prodotti pensati apposta per quel mercato, per il neonato, la premaman ed una particolare attenzione al corredino.

Per far conoscere meglio i prodotti BuyItalianStyle sarà prevista la possibilità, superato un certo limite di spesa, di avere in regalo la spedizione ed i clienti potranno decidere di pagare nella valuta che preferiscono. Inoltre sono stati pensati una serie di prodotti specifici con frasi adatte al paese di riferimento, in modo da mantenere intatta la caratteristica principale che è quella di comunicare le emozioni e le sensazioni attraverso quello che viene indossato. Ovviamente sarà sempre prevista la possibilità di personalizzare gli articoli, rendendo così partecipe il cliente alla creazione del prodotto.

BuyItalianStyle è senza dubbio l’e-commerce tutto italiano vera rivelazione del 2017: nato dall’intuizione di due imprenditrici campane, Maria e Michela Lombardi. Figlie di imprenditori del settore della produzione di abbigliamento conto terzi, alcuni anni fa decisero di contribuire ad una forte innovazione dell’impresa, avviando un e-commerce con prodotti da loro pensati, disegnati e realizzati. Abbigliamento, magliette, corredini, cuscini, gadget, tutti caratterizzati da simpatia, possibilità di personalizzazione, grande qualità nella realizzazione. Con particolare specializzazione per bambini, premaman e giovani mamme, senza però trascurare i papa’, gli zii ed i nonni.

Abbiamo fatto due chiacchiere con Maria e Michela Lombardi, riguardo questa loro nuova avventura all’estero:

1) Non capita spesso che un e-commerce tutto italiano cresca tanto e così velocemente, qual'è il vostro segreto?

Il segreto del nostro successo risiede fondamentalmente

- nei prodotti che sono molto belli ed emozionali, in più diamo la possibilità anche di personalizzarli e quindi renderli unici, per cui particolarmente virali sui social;
- nella produzione, in quanto la fase di realizzazione dei prodotti avviene interamente all’interno della fabbrica, il che ci permette di abbattere i passaggi della filiera e creare un rapporto diretto produttore-consumatore;
- nelle competenze acquisite in ambito di vendita on line, sia per quanto riguarda la giusta comunicazione che la gestione della piattaforma on line, che ci permette di gestire gli ordini in modo da coordinare correttamente la logistica anch’essa gestita internamente.
- nell’assistenza clienti, effettuata internamente all’azienda attraverso i nostri call-center.
Insomma il segreto sta nell’avere una gestione a 360 gradi di tutte le fasi più importanti, dal momento in cui viene effettuato l’ordine fino alla consegna, in modo da assecondare ogni esigenza

2) Da gennaio 2018 arriverete per la prima volta all'estero, cominciando dal Regno Unito. Quali sono le vostre strategie? Cosa vi aspettate dal mercato estero?

La nostra strategia non cambia è sempre la stessa, prodotti di ottima qualità, prezzi accessibili, consegna direttamente a casa del cliente in tempi brevissimi con la possibilità di personalizzare tutti i prodotti e renderli unici, ovviamente facendo attenzione al mercato a cui ci andiamo ad approcciare creando linee di prodotti specifici.
Dal mercato estero ci aspettiamo di ottenere lo stesso successo ottenuto in Italia, anche grazie al brand “Italia” che già da solo è sinonimo di qualità ed eccellenza.

3) Avete intenzione di proseguire con la vostra internazionalizzazione? Quali saranno le prossime tappe?

Sicuramente la Gran Bretagna è soltanto il primo passo, una volta consolidata la nostra presenza passeremo ad altre nazioni, ma la nostra ambizioni è quella di poter importare i nostri prodotti nei mercati Europei ed asiatici.

4) Quali sono le principali difficoltà che avete incontrato quando avete deciso di internazionalizzare? E come le avete risolte?

Vere e proprie difficoltà non ne abbiamo avute anche perché per noi si è trattato soltanto di ottenere il prezzo giusto per le spedizioni e creare linee apposite per il mercato di riferimento, il resto è avvenuto in modo automatico, perché comunque tutto verrà gestito dall’Italia.
5) In Italia sull'onda del grande successo dell'E-commerce avete anche avviato una serie di aperture "fisiche" con oltre 15 punti vendita in franchising, intendete proseguire su questa scelta? Pensate di proseguire su questa strada anche all'estero?

Per ora abbiamo deciso di essere presenti solo attraverso la nostra piattaforma on line, non escludiamo però in futuro la possibilità di essere presenti anche retail, anche perché sono già arrivate le prime richieste.
Attilio Lombardi. founder di ItalCommunications, entra nel Consiglio Direttivo del World Food Programme Italia

Attilio Lombardi. founder di ItalCommunications, entra nel Consiglio Direttivo del World Food Programme Italia

Il socio AssoComunicatori Attilio Lombardi è stato nominato membro del Consiglio Direttivo del World Food Programme Italia.

Lombardi, founder dell’agenzia di comunicazione Ital Communications, vanta un importante background nel mondo delle relazioni istituzionali e di media relations. “Ringrazio il Presidente Vincenzo Sanasi d’Arpe per avermi conferito questo nuovo incarico all’interno dell’Organizzazione, per la quale metterò a disposizione le mie competenze volte a sostenere un mondo a #FameZero, secondo i principi del WFP.” Ha così commentato Lombardi.

Il World Food Programme è da sempre in prima linea nella lotta contro la fame nel mondo per raggiungere una maggiore sicurezza alimentare, attraverso programmi di assistenza volti a favorire la costruzione di infrastrutture, la diffusione della conoscenza e la crescita di comunità più solide ed evolute.

“L’impegno del nostro socio Attilio Lombardi in campo sociale ed umanitario – dichiara Carmelo Cutuli, presidente di AssoComunicatori – ci rende estremamente orgogliosi. AssoComunicatori, in quanto associazione Non Profit, incoraggia i propri soci a completare il proprio standing professionale offrendo il proprio contributo pro-bono in organizzazione umanitarie e di servizio, applicando la Golden Rule ovvero ritornando alla comunità quanto di buono si è da essa ricevuto”.
Giuseppe Caltabiano è il nuovo Content Marketing Chief Strategist for EMEA dell’Agenzia Scorch

Giuseppe Caltabiano è il nuovo Content Marketing Chief Strategist for EMEA dell’Agenzia Scorch

Il socio AssoComunicatori Giuseppe Caltabiano, Global Marketing Executive, Keynote Speaker, and Writer è il nuovo Content Marketing Chief Strategist for EMEA dell’Agenzia Scorch, dalla cui sede londinese, Caltabiano, dirigerà le operazioni per Europa, Medio Oriente ed Africa.

Basata a Saint Louis, con sedi a Lisbona, Londra e Singapore, Scorch fornisce strategie e servizi nei settori di Content Marketing, Brand Positioning, Social Media, Digital, SEO/SEM, Graphic Design, ed e’ partner di LinkedIn, Microsoft, GE, Cisco.

Caltabiano, laureato al Politecnico di Milano con MBA alla Bocconi, è residente da anni a Londra. Nel corso della sua esperienza lavorativa ha ricoperto importanti ruoli manageriali in multinazionali nei settori dell’elettronica e dell’energia (National Instruments, Invensys, Schneider Electric) ed oggi è Chief Strategist di Scorch, attività alla quale affianca quella personale di consulente per content & digital marketing, blogger, keynote speaker ed autore. Caltabiano è considerato oggi tra i maggiori esperti di content marketing nel settore B2B in Europa e uno dei maggiori influencers nel settore.

“Siamo onorati di avere tra i nostri associati, l’Ing. Caltabiano, manager italiano con base a Londra, uno dei maggiori esperti mondiali di Content Marketing, disciplina oggi importantissima nel campo del marketing e della comunicazione digitale – dichiara Carmelo Cutuli, presidente di AssoComunicatori – Ad oggi la nostra associazione può contare su un numero sempre crescente di soci residenti al di fuori del nostro Paese. Italiani che si stanno distinguendo nelle varie specializzazioni della comunicazione, del digitale ed anche nel mondo dello start-up d’impresa che vedono nel network specializzato di AssoComunicatori e, per estensione, nel mondo confederale delle associazioni professionali di Confassociazioni, di cui la nostra associazione è parte, un modo per condividere il loro successi – ottenuti al di fuori dei confini nazionali – con i propri colleghi italiani.”
Logistica internazionale: intervista a Francesco Isola, Managing Director di RIF LINE ITALY SPA

Logistica internazionale: intervista a Francesco Isola, Managing Director di RIF LINE ITALY SPA

Nel primo semestre del 2017 Rif Line ha accresciuto in modo significativo sia i volumi che i ricavi. Nel dettaglio abbiamo aumentato del 38% le spedizioni e del 42% i TEUS rispetto allo stesso periodo del 2016. Tutto ciò ha generato un sensibile incremento di fatturato che a maggio ha visto un aumento del 62% rispetto allo stesso periodo dello scorso esercizio, e ciò nonostante che il ramo di business del settore della logistica sia stato conferito nella società controllata CSI alla fine del 2016

Un semestre di crescita straordinaria, complimenti! A cosa è dovuto questo straordinario successo?

Occorre dire per onestà che veniamo da un anno molto complesso, che aveva visto un forte rallentamento del settore, sopratutto per la riduzione della produzione cinese. Ma i risultati che abbiamo avuto vanno ben al di là di un semplice “rimbalzo” del mercato: si tratta di una strategia a medio e lungo termine che sta dando i suoi frutti, sopratutto permettendoci di aumentare il numero dei clienti effettivi. Al di là dei numeri, questo è il vero segnale di una azienda sana, in costante crescita.

Veniamo da un periodo non facile per la logistica internazionale, che prospettive vede per il settore?

La Logistica internazionale è sostanzialmente la spina dorsale dell’economia mondiale. La globalizzazione ha trasformato quasi tutti i business e la logistica rappresenta la base operativa di chiunque operi a livello internazionale. Di conseguenza ritengo che il settore abbia grandi prospettive di sviluppo. La crescita dell’e-commerce, le forme più innovative di de-localizzazione, portano anche la logica stessa a non essere più quella di una volta. Noi non siamo più quelli che “spediscono” merce, ma siamo parte integrante del business. Moltissime aziende ormai acquistano parti di prodotti in luoghi diversi del mondo, le assemblano, le spediscono in luoghi ancora diversi. Il ruolo di una azienda come la nostra quindi diventa del tutto strategico ed è anche per questo che quello che offriamo ai nostri clienti, e che i nostri clienti apprezzano evidentemente, è la capacità di costruire progetti “su misura”.
Progetti che diventano poi parte integrante del loro modello organizzativo: dal magazzinaggio allo stoccaggio, dal trasporto vero e proprio al tracciamento digitale delle merci.
Dopo il rallentamento del 2016, le previsioni generali sull’economia internazionale sugli scambi, sono comunque estremamente incoraggianti: per il 2017 il Fondo Monetario Internazionale prevede una crescita globale del 3,5%, in accelerazione rispetto al 3,2% del 2016. Tale incremento è legato soprattutto alla ripresa stabile delle economie avanzate il cui tasso di crescita, come si diceva è atteso intono al 2,0% ed alla crescita delle economie emergenti che dovrebbero espandersi al tasso del 4,6%.
In tutti i modi molti dei fattori che frenano il commercio mondiale sono poco rilevanti per l’internazionalizzazione italiana, fatta più di qualità che quantità esportata. Per coglierne davvero le opportunità, gli scenari verso il 2018 pongono pero anche diverse sfide ai principali comparti. La Meccanica in particolare dovrà confrontarsi con uno scenario di domanda mondiale in ripresa, ma su ritmi contenuti (2,4% medio annuo nel biennio) a causa di investimenti mondiali ancora sottotono. Saranno migliori però le prospettive per quanti nel settore sapranno intercettare nuovi orizzonti (Vietnam, Indonesia e Africa meridionale tra i principali mercati di frontiera), o per quanti andranno a soddisfare la domanda di tecnologia dei paesi avanzati (Stati Uniti e Germania i più rilevanti per dimensione e crescita) puntando su personalizzazione e servizi per vincere la sfida competitiva dentro mercati sofisticati, ma per questo più remunerativi.

Quali sono a suo avviso i fattori negativi e quelli positivi che potranno influenzare in modo significativo il settore per i prossimi anni?

E’ evidente che atteggiamenti protezionistici da parte di alcune nazioni complichino le cose. Così come gli scenari di instabilità politica o gli episodi di terrorismo, che rallentano fortemente il commercio internazionale in certe aree. Ed anche in Italia certe lungaggini burocratiche delle dogane e la normativa fiscale sono notoriamente un costante freno per lo sviluppo. Ma si tratta di aspetti e problematiche inevitabili, che fanno parte dei gioco tutto sommato. Credo che la tendenza ad una sempre più forte interconnessione economica, e quindi di sempre più ampi scambi internazionali, sia destinata a crescere ulteriormente ed in tale scenario ci sarà sempre più bisogno di una logistica evoluta, tecnologicamente e strategicamente. Una logistica che sappia progettare, affiancare, consigliare, rappresentare.

Quali sono i vostri progetti di sviluppo più immediati? E quelli a più lungo termine?

Nel settore della logistica internazionale c’è la tendenza ad una forte concentrazione verso i grandi gruppi internazionali, questo perché è fondamentale essere presenti nei paesi che sono snodo della produzione o del consumo. Per questo la strategia che stiamo seguendo ormai da tempo è quella di accrescere il nostro network internazionale, in modo di essere presenti sui principali mercati attuali ed in quelli che riteniamo essere i possibili protagonisti del futuro. In questi mesi e nei prossimi, intendiamo quindi rafforzarci in India e nei paesi di quell’area, dal Pakistan al Myanmar e fino al Giappone. Crediamo comunque che ci sia un grande spazio per realtà come la nostra, che non è certo un “grande gruppo”, ma che proprio per le sue medie dimensioni può affiancare meglio le imprese, in modo più personalizzato, in particolare le imprese più piccole, che comunque da tempo ormai si sono compiutamente internazionalizzate. E questo vale ancora di più per l’Italia, dove esistono centinaia di imprese di medie dimensioni che rappresentano vere eccellenze e che non sempre trovano il partner giusto per il mercato globale.
L’altro fronte su cui lavoreremo a breve e medio termine è lo sviluppo tecnologico: ci siamo dotati da non molto di un innovativo sistema di tracciamento satellitare, che permette di far sapere al cliente ogni singolo spostamento della merce, in tempo reale. Ma crediamo che sul fronte del digitale si possa e si debba ancora fare molto per innovare e rendere efficiente il sistema. In generale, come ho avuto modo di scrivere nella mia lettera ai soci in occasione della presentazione dell’ultimo bilancio, vogliamo continuare a crescere, ma sempre unendo il coraggio con una lista prudenza.